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Riflessioni e discorsi

La stagione dell’estate sta iniziando e ancora una volta le nostre parrocchie mettono in campo le loro energie per far vivere ai nostri giovani, ragazzi e bambini, esperienze che li possano aiutare nel cammino della vita. Esperienze che rimarranno impresse per sempre nella loro esistenza.

Si inizia con il Grest. Un’avventura che coinvolge bambini e ragazzi dalla seconda elementare alla seconda media. Finita la scuola ci si tuffa nei laboratori per imparare a cucinare, a lavorare il legno, ad assemblare vari materiali. La creatività la fa da padrona. I giochi, le sfide, le gite, le camminate sono il carburante per vivere con intensità ogni momento. Gli animatori, giovani delle classi superiori, sono l’anima di questo momento magico che durerà due settimane.

In inverno il grigiore, la pioggia, il vento freddo alimentano la malinconia, la tristezza, il pessimismo… portano a guardare le situazioni che non vanno, a far crescere le preoccupazioni, a percepire le amarezze della vita, i problemi non risolti… Rischi di lasciarti prendere dalla sfiducia, credere che sia impossibile cambiare le cose e che bisogna andare avanti così come viene.

Quello che viene a mancare è la speranza, la possibilità di credere al domani, il dare credito ai sogni e progettare un futuro. E se togli la speranza dalla vita di un uomo è la morte…! Ma dove può nascere la speranza?

“Settembre, andiamo. È tempo di migrare”, così comincia una famosa poesia di D’Annunzio (I pastori) e anche le nostre comunità riprendono il cammino educativo e formativo con la scuola, il catechismo, il nuovo anno liturgico. Ripercorriamo strade antiche; eppure, sempre nuove perché cambiano le persone, mutano le situazioni, altre sono le esperienze che ci portiamo appresso. Pertanto, occorre rivedere gli obiettivi, le priorità, le strategie ponendoci alcune domande. 

C’è un tarlo che sta intaccando lo spirito del credente e forse anche della società: è il tarlo del pessimismo. Viene bene espresso dall’affermazione: “Guarda come va il mondo… sempre peggio”; è un tarlo che procura disfattismo, stanchezza, incapacità a cogliere il bene e riduce l’entusiasmo e l’impegno per continuare a costruire un mondo più bello, più pulito, più umano.

Mi piace quello che dice il libro degli Atti degli apostoli quando descrive l’evento della Pentecoste: “Mentre stava per finire il giorno di Pentecoste…”.

“Mentre stava per finire…”: proprio quando sembra che le cose finiscano, lo Spirito Santo arriva; si apre una strada nuova; si spalancano nuovi scenari e come dice un famoso detto: “Quando si chiude una porta e si apre un portone”. Lo Spirito arriva con suo soffio e scaraventa a terra tutte le paure, tutte le difficoltà, tutti i timori e apre orizzonti nuovi.

Nell’ultimo incontro del nostro Consiglio Pastorale ci siamo soffermati sulla lettera pastorale che il vescovo Michele Tomasi ha inviato a tutte le parrocchie per offrirci degli indirizzi pastorali in questo tempo difficile, denso di incertezze e di fatiche per il mondo intero, nel quale però siamo chiamati a rimanere comunque saldi nella fede e nella speranza. Abbiamo trovato questa lettera molto bella, chiara secondo lo stile che ben rappresenta lo spirito fraterno e diretto anche sul piano comunicativo del nostro vescovo, per cui alla fine delle nostre considerazioni abbiamo pensato di metterne a disposizione una sintesi che potesse arrivare a tutta la nostra comunità.

È da un po’ di tempo che è nata in me questa domanda: si può essere teneri oggi? Si può vivere la tenerezza nella nostra società? Sappiamo che la tenerezza è un sentire profondo, è un amore viscerale che sale e coinvolge tutta la persona. La sperimentiamo soprattutto verso i piccoli, verso coloro che sono indifesi, verso coloro che hanno bisogno più degli altri di un aiuto, di un conforto, di un supplemento di amore. Ma da dove può sgorgare questa tenerezza?

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