È da tempo ormai che il nostro oratorio è chiuso ma noi, come gruppo di volontari del NOI, stiamo cercando di tenerlo aperto nella sua essenza che è il servizio verso la comunità in cui viviamo. Un anno fa partecipando ad un convegno sugli oratori, pensando a come rivalorizzarli, il relatore Fabio Fornasini lanciò una provocazione: «Cosa succederebbe se per una sorta di magia crollassero tutti gli spazi, tutte le strutture del nostro oratorio, se non avessimo più le sale giochi e il bar? Potrebbe stare in piedi lo stesso il circolo NOI? Esiste uno stile di gestione che possa andare oltre le strutture? Oltre la rottura di tutto?»
Oggi questa provocazione si è purtroppo avverata. Certo non sono crollate le strutture, ma sono crollati tutti i nostri schemi e la situazione attuale ci invita a fare qualcosa di nuovo.
Alla provocazione quel giorno il relatore fece seguire un primo suggerimento per andare oltre le strutture dell’oratorio: avere la capacità di accogliere, anche nel cortile della Chiesa, ovvero avere persone che si dedicano alla prima accoglienza, e fece un semplice esempio di una chiesa di Verona dove una signora tutte le domeniche accoglie i parrocchiani alla S. Messa salutandoli e consegnando il libretto dei canti.
Ora, mi ha stupito che la prima cosa che abbiamo iniziato a fare, dalla chiusura dell’oratorio, assieme agli altri gruppi parrocchiali, sia stato proprio il servizio di accoglienza alle messe. Per alcuni il servizio potrà risultare scontato o inutile, invece credo che abbia un grande significato, perché ogni volta che salutiamo una persona che entra in chiesa, che l’accompagniamo, ogni volta che distribuiamo un foglietto, diciamo inconsciamente “ti accolgo, ti sono vicino”, e non sono cose da poco.
Fuori dai nostri soliti schemi è stata anche l’ esperienza della Sagra di San Rocco, fatta tutta nel sagrato della Chiesa, il cortile della chiesa: è stato bello averla fatta assieme ai gruppi parrocchiali e alle associazioni del paese, e anche qui il gesto che mi ha colpito di più è stato quello di vedere i volontari, spesso ragazzi, che accompagnavano la gente ai tavoli: ancora una volta un gesto semplice di accoglienza, ma molto significativo.
Il nostro parroco, Don Antonio, poi ha capito presto che per andare avanti in questa situazione era necessario fare qualcosa di nuovo anche in ambito educativo, ed ha invitato tutti i gruppi parrocchiali che operano in questo ambito a lavorare assieme; è così che NOI, Azione Cattolica e Scout abbiamo iniziato a collaborare in modo attivo assieme ai catechisti. Come volontari dell’oratorio abbiamo accolto questo invito, ci siamo resi disponibili e pronti ancora una volta a rompere tutti i nostri schemi, per essere a servizio dei ragazzi, fuori dal solito modo di fare. La prima attività che abbiamo fatto assieme è stata quella in preparazione alla Festa dei Santi. Abbiamo cercato di far capire ai ragazzi delle elementari chi sono i Santi e soprattutto come diventare Santi. In fondo i Santi sono state persone normali che ad un certo punto hanno saputo rompere i soliti schemi per andare oltre e fare una scelta fondamentale, ovvero quella di scoprire in Gesù il migliore amico, quello che non ti lascia mai e ti fa diventare suo strumento per il servizio agli altri, donando i tuoi talenti e non tenendoli per te.
Presentando la vita di alcuni santi abbiamo cercato di far capire ai ragazzi che la santità è possibile per tutti, anche per loro. Assieme abbiamo fatto dei semplici lavoretti con la carta incollandovi le immagini dei santi che poi sono stati distribuiti con il foglietto parrocchiale ed esposti in chiesa, come segno concreto di attenzione agli altri.
Nella preparazione di questa attività mi sono tornate in mente le parole del nostro vescovo, Michele Tomasi, pronunciate quest’anno durante la S. Messa di San Rocco, celebrata, fuori da tutti gli schemi, nel cortile di fronte al nostro oratorio “chiuso”. Parlando di San Rocco diceva: «Quello che conta non entra nei libri di storia e nei telegiornali, quello che conta è credere all’amore e vivere di amore, ovvero donando la possibilità agli altri di vivere. Non abbiamo bisogno di andare tanto lontano per stare con il Signore, non dobbiamo andare sulla luna! Guardati accanto! Ecco, ti voglio bene, ti aiuto, sono con te. Se siamo a disposizione gli uni degli altri, lì c’è Dio e c’è davvero!».
Queste parole mi hanno fatto pensare che quando diciamo che bisogna uscire dai soliti schemi, in fondo dobbiamo solo lasciar perdere ciò che non è importante e recuperare ciò che è essenziale, ciò che è semplice, senza andare troppo lontano, “sulla luna”, operando anche con piccoli gesti, qui nelle nostre case e nella nostra parrocchia, assieme per andare oltre noi stessi, verso gli altri!
Diego
