Don Antonio CusinatoC’è un’immagine che mi accompagna nel mio ministero di prete. La prendo da una poesia di don Elder Camara, vescovo brasiliano, il quale scriveva: “Vorrei essere come una pozza d’acqua, che riflette il cielo”.

Io spero di essere così: impastato di umanità, dentro le vicende degli uomini del mondo di oggi (come dice papa Francesco: “dobbiamo prestare orecchio ai battiti di questo tempo e percepire l’«odore» degli uomini d’oggi, fino a restare impregnati delle loro gioie e speranze, delle loro tristezze e angosce), capace di condividere le gioie, le speranze, i desideri profondi e soprattutto le croci, le amarezze della vita di ogni giorno”.

Ma nello stesso tempo riflettere il cielo; di accendere nel cuore di ciascuno la speranza, di far intravvedere l’arcobaleno di una esistenza vissuta in pienezza nel dono di sé, di aiutare a sollevare lo sguardo per vedere gli orizzonti infiniti di Dio. Tutto questo non per merito mio, ma perché coinvolto e plasmato dall’amore di Dio.

Il Vangelo che mi ha accompagnato domenica 13 ottobre nell’entrata in parrocchia mi ha indicato gli atteggiamenti di Gesù che mi aiuteranno a vivere il mio ministero di pastore in questa comunità.

Il primo atteggiamento è l’ASCOLTO. 

Quanto è importante questo atteggiamento da vivere nella vita di tutti i giorni. 

Le persone che si avvicinano a noi, molto spesso ci dicono: tu mi non mi ascolti. Perché siamo spesso tormentati, frastornati, sommersi, angosciati, Abbiamo da fare questo, quello… Ne abbiamo fin sopra i capelli.

Corriamo di qui, corriamo di là, alla ricerca del tempo che non basta mai. E più corriamo, più restiamo con fiato grosso e siamo meno efficaci. E durante questo tempo, i nostri fratelli, coloro che ci sono vicinissimi, la moglie, il marito, i figli e poi gli altri, i vicini, i colleghi di lavoro, tutti al nostro fianco sono in attesa. Li sfioriamo, ma non li incontriamo. Non abbiamo più il tempo di ascoltarli. La loro parola non ci raggiunge più. Non c’è più ascolto ed ognuno di noi è chiuso nella sua solitudine.

Siamo chiamati ad ascoltare le grida di coloro che sono nel bisogno… di coloro che gridano il loro dolore, la loro sofferenza, i loro drammi…

Il secondo atteggiamento è il VEDERE. 

È un vedere profondo, che chiamerei anche COMPASSIONE. È capire, entrare nella vita delle persone, patire insieme, sentire che i loro sentimenti diventano i nostri. Mi piace lo sguardo di una mamma che quando il figlio ritorna a casa, solo guardandolo negli occhi capisce come è andata. Gesù vede la nostra situazione, la nostra sofferenza, la nostra disperazione. Anche noi quanto importante è vedere; andare al di là della superficie e cogliere il profondo della persona. Soprattutto saper cogliere il bello, il buono che porta in sé ogni persona; intuire quello che una persona vive e fargli percepire che tu sei vicino al suo cuore.

Il terzo atteggiamento: Gesù GUARISCE.

La parola di Gesù guarisce. Abbiamo questo bellissimo compito di guarire. Quante ferite, quante piaghe profonde portano nel cuore gli uomini e le donne del nostro tempo. Siamo chiamati a portare la medicina dell’amicizia, della vicinanza, dell’amore, del perdono. Basta cattiverie, basta odio, basta rancori…

E l’ultimo atteggiamento il RENDERE GRAZIE. 

È accorgerci delle tante meraviglie che il Signore compie nella nostra vita, del suo amore che mai viene a mancare. E allora anch’io vorrei ringraziare. Per primo vorrei ringraziare il Signore per avermi accompagnato con la sua presenza amorevole, per avermi dato coraggio nei momenti di sconforto, per avermi illuminato il cammino per discernere le strade da percorrere, per avermi rialzato nei momenti della caduta. Grazie anche per la gioia che ha saputo porre nella mia vita e per non avermi fatto rimanere nella tristezza che avvelena il cuore. Un ringraziamento doveroso a don Leone Cecchetto, per il bene fatto in questa comunità, dove ha speso tante energie e sacrifici; noi speriamo di raccogliere i frutti del suo lavoro. Un grazie anche a tutta la comunità che mi ha accolto e mi ha preparato un caloroso momento di festa.

Per concludere prendo una preghiera di Madre Teresa di Calcutta:

Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore.
Sii l’espressione della bontà di Dio: bontà sul tuo volto, bontà sul tuo cuore e nei tuoi occhi; bontà nel tuo sorriso e nel tuo saluto.
Ai bambini, ai poveri e a tutti coloro che soffrono nella carne e nello spirito, offri sempre il tuo sorriso.
Dona loro non solo le tue cure, ma anche il tuo cuore.

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